Quando penso alla marmellata fatta in casa, dopo un breve lampo in mente di una retorica e di una crociata sulla società dei consumi, mi ritorna in mente mia nonna, il suo volto, la sua crostata con la marmellata fatta in casa proprio da lei.
E’ un ricordo più che olfattivo, di piccoli gesti quotidiani, che messi tutti quanti insieme, uno per uno, nella loro semplicità hanno la capacità di dire molto, sulla vita, l’universo e tutto il resto, e l’umanità stessa, molto di più di quanto le parole possano dire, comprese quelle di Gandhi.
Della memoria, di quel che avevo e non ho più e di quel che in vita mia sono o non sono stato capace di fare.
La crostata era imbattibile, anche da coloro che, pur con tanto amore, si cimentavano nell’impresa, come mia madre, con tutto il suo amore, la capacità e la voglia di fare che la contraddistingue da sempre, non erano in grado di replicarne la bontà.
E la risposta finale era sempre la stessa, mia nonna aveva la marmellata, che era così buona perchè la frutta non era comprata.
Mia nonna non condivideva solo la sua crostata con gli altri, le piaceva condividere anche la sua marmellata e la sua frutta. E di questo, mi ha sempre fatto di mia nonna, un’immagine buona, di una persona che conosce, nella sua infinita piccola cosa, nel suo infinito essere piccolo, cosa e come condividere con gli altri le sue cose.
E dire che queste cose le si capiscono solo quando si è più grandi, non è vero, l’ho sempre saputo, come lo sapevano tutti gli altri, forse al tempo non avevo le parole, o chissà cosa altro, ma chi sa dire qual è il colore, la forma e la sostanza, del sapere, della conoscenza e dei sentimenti?
Come dicevo, piccole cose, ma che richiedevano tempo, quello della natura del mondo, e dell’uomo a pensare alla vita, l’universo, tutto il resto. E a condividere gesti semplici, e per certi versi rituali, del vivere e del rivivere insieme, del tempo e dello spazio della condivisione con gli altri.
Un pò come oggi, che compro al supermercato, e che con gli altri, scusate la franchezza, oltre al marchio e ai valori che esso esprime, buoni e giusti che siano, o chissà per quale nobile causa, non condivido proprio più un cazzo di quel che sono con gli altri. E gli altri…chi sono?
La prossima rivoluzione, per me, decrescita o no, come un atto rivoluzionario, sarà di proporre di fare e mangiare marmellate. E soprattuto farlo, con persone che non conosco, ma che forse varrebbe la pena di incontrare almeno una volta nella vita. Altro che computer al pils!
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